Le cellule di glioblastoma si nascondono

Tumore cerebraleCancro in generale
Johanna Joye nel suo ufficio a Losanna
Prof. Dr. Johanna Joyce, Université de Lausanne UNIL, Ludwig Cancer Research, Schweiz
24. agosto 2026

In un progetto di ricerca che si è appena concluso con successo è stato scoperto un comportamento inatteso dei tumori cerebrali aggressivi: le cellule di glioblastoma sopravvivono in regioni protette del cervello, dove rimangono nascoste, e in seguito possono ricominciare a crescere.

Il glioblastoma è uno dei tumori più gravi. È aggressivo, cresce molto rapidamente nel cervello e nella maggior parte dei casi è impossibile asportarlo completamente con un intervento chirurgico. Malgrado la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, la maggioranza delle persone vive solo per poco più di anno dal momento della diagnosi. Meno del cinque per cento sopravvive per più di cinque anni. Pertanto è particolarmente urgente trovare terapie più incisive.

«Un glioblastoma è una delle diagnosi peggiori che una persona possa ricevere. Per noi la massima priorità è trovare trattamenti più efficaci» spiega la prof. Johanna Joyce dell’Università di Losanna.

 

Perché il tumore continua a tornare

Il team di Joyce ha esaminato i motivi per cui i glioblastomi quasi sempre ritornano dopo un trattamento. I ricercatori hanno scoperto che le terapie innescano una reazione di riparazione dei tessuti danneggiati nel cervello, in seguito alla quale si formano strutture simili a cicatrici che offrono riparo alle cellule tumorali rimanenti.

In queste aree protette, le cellule maligne possono entrare in una specie di stato di sonno. Così facendo sfuggono al sistema immunitario e possono in seguito ricominciare a crescere. «Abbiamo notato che il trattamento stesso può creare un riparo sicuro per le cellule tumorali» spiega la ricercatrice.

 

Un nuovo approccio per terapie migliori

Con tecniche moderne di diagnostica per immagini e analisi molecolari, il team di ricerca ha dimostrato che i nuovi tumori insorgono quasi sempre in prossimità di queste cicatrici. Sorprendentemente, si è constatato che questo processo non dipende dal trattamento impiegato.

In modelli preclinici, i ricercatori sono riusciti a ridurre la formazione di cicatrici e con ciò a migliorare nettamente le probabilità di sopravvivenza. «Se riuscissimo a impedire la cicatrizzazione, potremmo ritardare o persino prevenire la ricomparsa del tumore» confida Joyce.

I suoi risultati aprono una nuova via nella lotta contro il glioblastoma. In futuro, la combinazione di terapie standard e medicamenti che impediscono la cicatrizzazione potrebbe dare una nuova speranza a molti pazienti. 

 

Numero di progetto: KFS-5280-02-2021