Per mezzo di questi cosiddetti «organoidi» hanno testato più di 1600 principi attivi, sviluppando combinazioni di principi attivi molto promettenti.
Le immunoterapie contro il cancro del fegato hanno migliorato notevolmente il trattamento, ma non in tutti i pazienti. Il problema è che i tumori del fegato possono essere molto diversi sotto il profilo biologico, a seconda della causa della malattia e delle alterazioni genetiche a carico delle cellule tumorali. Di conseguenza, anche la loro reazione ai medicamenti può essere molto diversa.
Un team di ricerca guidato dal professor Markus Heim e dal dottor Sandro Nuciforo dell’Università di Basilea ha recentemente descritto su Cell Reports nuove possibili applicazioni per medicamenti già omologati e per nuove combinazioni di principi attivi, esaminate nel quadro di un progetto di ricerca sostenuto dalla fondazione Ricerca svizzera contro il cancro. Una di queste combinazioni si è rivelata promettente anche in un modello animale.
Per il loro studio, i ricercatori hanno raccolto 35 diverse linee di organoidi corrispondenti alle forme più frequenti di cancro del fegato, il carcinoma epatocellulare. Gli organoidi sono strutture tridimensionali di cellule tumorali viventi, che conservano proprietà fondamentali del tumore originario. Questi cosiddetti «pannelli di organoidi» vengono già utilizzati per la ricerca di nuovi principi attivi. La particolarità del pannello basilese, tuttavia, è la provenienza di molti di questi mini-tumori da piccoli campioni di tessuto, prelevati tramite agobiopsia diagnostica. Vi sono presenti pertanto anche tumori in stadio avanzato, finora sottorappresentati nei precedenti pannelli di organoidi.

