Dai mini-tumori nuove combinazioni di principi attivi contro il cancro del fegato

Cancro del fegato
Un team di ricerca guidato dal professor Markus Heim e dal dottor Sandro Nuciforo dell’Università di Basilea.
9. ottobre 2026

Il cancro del fegato è difficile da trattare, poiché i tumori di pazienti diversi sono molto differenti tra loro. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Basilea ha riprodotto questa varietà in una serie di mini-tumori per esplorare sistematicamente nuove possibilità di trattamento.

Per mezzo di questi cosiddetti «organoidi» hanno testato più di 1600 principi attivi, sviluppando combinazioni di principi attivi molto promettenti.

Le immunoterapie contro il cancro del fegato hanno migliorato notevolmente il trattamento, ma non in tutti i pazienti. Il problema è che i tumori del fegato possono essere molto diversi sotto il profilo biologico, a seconda della causa della malattia e delle alterazioni genetiche a carico delle cellule tumorali. Di conseguenza, anche la loro reazione ai medicamenti può essere molto diversa. 

Un team di ricerca guidato dal professor Markus Heim e dal dottor Sandro Nuciforo dell’Università di Basilea ha recentemente descritto su Cell Reports nuove possibili applicazioni per medicamenti già omologati e per nuove combinazioni di principi attivi, esaminate nel quadro di un progetto di ricerca sostenuto dalla fondazione Ricerca svizzera contro il cancro. Una di queste combinazioni si è rivelata promettente anche in un modello animale. 

Per il loro studio, i ricercatori hanno raccolto 35 diverse linee di organoidi corrispondenti alle forme più frequenti di cancro del fegato, il carcinoma epatocellulare. Gli organoidi sono strutture tridimensionali di cellule tumorali viventi, che conservano proprietà fondamentali del tumore originario. Questi cosiddetti «pannelli di organoidi» vengono già utilizzati per la ricerca di nuovi principi attivi. La particolarità del pannello basilese, tuttavia, è la provenienza di molti di questi mini-tumori da piccoli campioni di tessuto, prelevati tramite agobiopsia diagnostica. Vi sono presenti pertanto anche tumori in stadio avanzato, finora sottorappresentati nei precedenti pannelli di organoidi. 

Dr. Sandro Nuciforo

«La nostra collezione comprende diversi stadi della malattia, ma anche tumori epatici di diversa origine» spiega il primo autore Sandro Nuciforo. Grazie a questa varietà è possibile esaminare quali principi attivi sono efficaci malgrado le grandi differenze biologiche tra i tessuti tumorali. 

 

Più di 1600 principi attivi 

In un primo screening automatizzato, il team ha testato 1642 sostanze su quattro organoidi selezionati di cancro del fegato, tra cui medicamenti antitumorali, principi attivi sperimentali e medicamenti già omologati per altre malattie. Le corrispondenze più promettenti sono state in seguito testate su una selezione più ampia di organoidi. Alcune sostanze hanno dimostrato una grande efficacia contro le cellule tumorali, aprendo la possibilità teorica di nuove applicazioni contro il cancro del fegato. 

Prof. Dr. Markus Heim

Successivamente, i ricercatori hanno cercato specificatamente combinazioni di principi attivi con diversi meccanismi d’azione. «Invece di aggredire un unico punto debole del tumore, la combinazione permette di intervenire su meccanismi diversi» ha spiegato Markus Heim. «In questo modo, la terapia potrebbe mantenere la sua efficacia anche quando il punto debole cambia da tumore a tumore». 

Infatti, alcune combinazioni di due o tre sostanze hanno agito in modo più incisivo su diversi organoidi rispetto ai singoli medicamenti. Inoltre, tra le combinazioni triple alcune hanno mostrato un effetto nettamente minore sugli organoidi privi di tessuto tumorale che su quelli con il cancro, suggerendo la possibilità di aggredire in modo selettivo le cellule tumorali. 

 

Test nel modello animale 

Una combinazione particolarmente promettente dei principi attivi regorafenib, selinexor e ixazomib è stata sottoposta a ulteriori ricerche. In topi affetti da tumori provenienti da organoidi di pazienti, la terapia tripla ha rallentato la crescita tumorale in misura maggiore rispetto al regorafenib da solo, senza esibire una marcata tossicità aggiuntiva nel modello animale.  

Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche prima di applicare queste scoperte a pazienti umani. Per esempio, gli organoidi non sono in grado di riprodurre completamente i vasi sanguigni, le cellule immunitarie e altri componenti dell’ambiente tumorale. Lo studio però dimostra come un pannello variato di organoidi ottenuto da campioni di pazienti possa essere utilizzato per testare sistematicamente principi attivi e sviluppare terapie combinate efficaci malgrado le grandi differenze tra i singoli tumori. 

Numero del progetto: KFS-5486-02-2022